Il blog sulle calaibridAZIONI
Cutro è un coagulo di contraddizioni. Basti pensare ad esempio ad un funerale. Ci si può piangere, ma ci si può anche ridere. Folle sovrumane di gente si recano in Chiesa. “Che fai pomeriggio?”
“DEVO andare a quel funerale!!!”
Dove devo sta a significare che chi ci va lo fa non perché realmente lo sente ma perché è un dovere, un dovere religioso radicato in questo semplice modo di esprimersi.
Il dovere è il concetto e il sentimento più presente nella cultura e nella tradizione di questo paese.
Il dover andare in chiesa perché si deve fare, il dover rispettare il boss, il dover portare il lutto se muore un caro a prescindere dalla volontà di portarlo, il dover salutare anche chi non ti sta simpatico, il dover cucinare per l’uomo di casa, il dover fare l’uomo di casa, il dover farsi gli affari propri, il dover lamentarsi come unico sistema per esorcizzare le disgrazie. Il parlare delle disgrazie altrui sono tutti elementi che portano a un significativo denominatore comune: l’omertà.
I funerali diventano carnevaleschi esperimenti di socializzazione tra i presenti, “fare il dovere” significa presenziare, porgere le condoglianze per dimostrare di aver presenziato e per poter dire e dimostrare che “Io c’ero!”, “Io ho fatto il mio dovere”.
Cutro è un contenitore di storie, che per esperienza vissuta ci si appiccicano addosso e non si scrollano.
Cutro è in eterna contraddizione con se stesso, è un concetto, un modo di vivere, un modo di essere, un modo di dover essere.
In de col men seivuan
prisencolinensinainciusol ol rait
Uis de seim cius men
op de seim ol uat men
in de colobos dai
Trr...
Ciak is e maind beghin de col
bebi stei ye push yo oh
Uis de seim cius men
in de colobos dai
Not is de seim laikiu
de promisdin iu nau
in trabol lovgiai ciu gen
in do camo not cius no bai
for lov so op op giast
cam lau ue cam lov ai
Oping tu stei laik cius
go mo men
iu bicos tue men cold
dobrei gorls
Oh sandei...
(coro)
Ai ai smai sesler
eni els so co uil piso ai
in de col men seivuan
(coro)
Prisencolinensinainciusol ol rait
Uei ai sint no ai
giv de sint laik de cius
nobodi oh gud taim lev feis go
Uis de seim et seim cius
go no ben let de cius
end kai for not de gai giast stei
Ai ai smai senflecs
eni go for doing peso ai
In de col mein seivuan
prisencolinensinainciusol ol rait
lu nei si not sicidor
ah es la bebi la dai big iour
(coro)
Ai ai smai senflecs
eni go for doin peso ai
In de col mein saivuan
prisencolinensinainciusol ol rait
lu nei si not sicodor
ah es la bebi la dai big iour
Come ad ogni inizio d'anno si fa il conto delle vittime dei botti. Anche se si registra un lieve calo rispetto agli scorsi anni gli incidenti non mancano neanche stavolta.
Il numero più alto di feriti si registra, come al solito, a Napoli: una cinquantina le persone medicate.
Ma la Calabria non è da meno dove gli incidenti causati dai botti sono stati una quarantina. Nel vibonese una ragazza è stata ferita lievemente ad un piede da un colpo di pistola vagante, mentre un ragazzo di 17 anni è stato ferito a Cutro da una rosa di pallini da caccia alle gambe mentre stava passeggiando poco prima della mezzanotte. Trasportato al pronto soccorso di Crotone è il giovane è stato ricoverato nel reparto di Ortopedia con 15 giorni di prognosi.
Sempre a Cutro, i soliti cretini hanno voluto festeggiare il nuovo anno con un petardo lanciato verso un gruppo di giovani in piazza Leonardo di Bona; si sono rapidamente allontanati tutti, tranne una persona con difficoltà di deambulazione che allo scoppio del botto è caduto rovinosamente a terra procurandosi leggere ferite al volto.
La solita nota positiva arriva da Crotone, dove non si sono registrati incidenti e soprattutto si è rinnovata per la nona volta il "Tuffo" di Capodanno, una tradizione che a mezzogiorno di ieri ha visto 47 temerari lanciarsi festosamente nelle fredde acque del mar Jonio per una nuotata di benvenuto all'anno nuovo.
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