Vidi un bimbo di otto anni figlio di non so quale zio del nipote del compare d'anello di non so chi....fatto sta che ci trovavamo nello stesso contesto io e i suoi genitori.. lo guardo bene e non faceva altro che guardarsi le scarpe... come se aspettasse che qualcuno gli ponesse la fatidica domanda: "che belle scarpe, dove le hai comprate?". tipico dei bambini, voler attirare l'attenzione, volersi sentir dire quanto sei carino, allora sei grande, anche se poi arrossiscono.. è un sadico piacere quello che provano i bambini nell'ostentare qualcosa... un sadico ingenuo e istintivo esibizionismo....
Io- Che belle scarpe!!!
Bimbo -Sono della Nike
Io- E sono nuove?
B- Si le ho comprate ieri, e le ho pagate 300 euro.
(aveva ai piedi le nike air max p5 6x totem all stars maicol jordan con il liquido combustibile F1schumacher)
I- e perchè fai spendere ai tuoi genitori tutti questio soldi per delle scarpe, se poi ci giochi a pallone e si rovinano?
B- Ma io non ci gioco con queste!
I- E se i bambini del tuo quartiere giocano a calcio tu che fai? li guardi?
B- a me non mi piace il calcio. e poi mi rovino le scarpe. e poi mi servono. perchè a scuola o sei bello o hai i soldi!!!
Capite??? altro che katz e Lazarsfeldt e two step flow comunication e teorie ipodermiche e adorno e umberto eco e teoria che never was. Questa è realtà altro che never was.
E la cosa triste è che uno gnacchetto di 8 anni mi ha spiegato dove cacchio sta andando il mondo. E con la mia laurea mi ci pulisco il..................
Quando ero piccolo certi bambini mi prendevano per il culo. Mi prendevano per il culo perchè mia madre mi comprava i completini estivi dai marocchini. Quelli dell'adibas o della maik o mike. certo loro vestivano adidas e nike. io li volevo solo emulare. era naturale. volevo i levi's. non volevo essere preso per il culo. quando si è piccoli si è crudeli. ci si prende per il culo a priori. per essere forti davanti agli altri. mi prendevano per il culo perchè ero mezzo metro più basso rispetto alla media. oddio. ora non è cambiato molto. diciamo che sono nella media. ma nemmeno tanto. forse le prese per il culo mi hanno ritardato lo sviluppo. ma forse anche no. me la sono sempre cavata a farmi i cazzi miei. a non rompere il cazzo e di conseguenza a non farmelo rompere. non mi sono fatto molto trascinare nelle varie salegiochi, e pub. poi sono passati un paio d'anni e ci ripensi. quando si è grandi, un pò più grandi ci si prende per il culo con lo sguardo. ma in silenzio. e poi ticapita di passare in un pub. e vedi quei bimbi ormai cresciuti firmati adidas poggiati al bancone. in silenzio, a non dirsi niente. in silenzio. poi ripassi l'anno successivo e li ritrovi di nuovo li. in silenzio. a non dirsi niente. mi stanno sul cazzo i bronzi da pub.
E poi c'è da dire che nel mio paese non si usa chiamare le persone per nome...
in realtà esistono i "para-numi"... para significa sembra... quindi direi che potrbbe significare sembra-nome. Ma non ne sono certo. ad esempio: ricchiamuzza, cor i micu, cor i pilu, gatanu i martanu, pepp i passulun, i monachiaddri, nghjichi, nascastorta, scorchiaifava, talanu, asciancata, upiccolinu, ponghinu, eccetera eccetera eccetera...
"ue compà chi si dicia, tuttu a postu?
"Tuttu a postu, e tu?"
"eh, tuttu a postu"
"Chi si dicia?"
"eh, chi si dicia, si dicianu semp i stess cos. e tu, chi si dicia?"
"Eh, chi si dicia, si tira avanti. Simu ccà u vi!"
"e beh, ccà far, chissa è a vita"
"e ten ragiun compà, semp i stess cos e semp i soliti problemi, na vota na cosa e na vota n'atra. e mai ca ti ndi va bbona una!"
Beh, non capisco perchè ogni fottuta volta si inizia dicendo che va tutto bene e siu finisce dicendo il contrario... boh...
Tratto da una conversazione con scorchiaifava.
ora mi vado a fare sei sette birre. magari trovo una risposta e poi la posto.
e anche la reputazione di chi si presume appartenga alla tua categoria...e non ditemi che non è vero.... lavoro in un pub e il confine tra formalità e informalità è decisamente molto marcato.... divento formale scrutando una persona, immaginando già da un semplice sguardo che tipo di tattamento si aspetta da me.... o da un barman in generale.... fosse per me tratterei tutti a scorregge e rutti... così nessuno si lamenta..... ad esempio: circa due anni fa, cercavo lavoro per mantenermi gli studi (la sola borsa adisu mi copre solo l'affitto e le bollette, tra l'altro a malapena)..... andai a fare un colloquio
" Salve, so che cercate un Barman per quattro giorni a settimana!"
"Di dove sei?"
"Beh, sono calabrese, ma vivo qui da qualche anno!"
"Si capisco, ma noi preferiamo non avere Calabresi. Sai voi lavorate con ritmi diversi. Qui a Roma abbiamo ritmi molto più frenetici!"
Io allibito. Ancora adesso cerco di interpretare la risposta. Mi viene da ridere come allora. Ma non riesco a capire su quale base, quel tale abbia potuto formulare una tale risposta. E se avesse ragione?
Beh se avesse ragione non riesco proprio a capire che cosa sia quel famoso classico "Ozio Romano", o perchè un luogo comune ( sbagliato come tutti i luoghi comuni) vuole che i romani siano quelli che hanno meno vogli di lavorare in tutta la penisola. Noi Calabresi siamo tra virgolette mafiosi, permalosi e tutto quello che volete. Credo un pò tutti lo siano. Ma che non abbiamo voglia di lavorare proprio non me lo spiego.
A scanso di equivoci, Romani vi voglio bene, ma solo voi potete aiutarmi a capire cosa significhi quella frase. Evidentemente esiste un luogo comune anche per noi, e io non ne sono al corrente.
V salutu

Campania, Calabria e Sicilia hanno già avviato e concluso la loro secessione. La Puglia è in lista di attesa. Sono ormai governate da movimenti secessionisti con il consenso di parte della popolazione. Hanno decine di migliaia di uomini armati. Trattano, tanto per dire, la vendita di armi con l’ETA dei Paesi Baschi e con altri movimenti internazionali. Importano ed esportano merci per miliardi di euro. Comprano quote di banche e assicurazioni in tutto il mondo. Costruiscono grattacieli e città. Gestiscono i politici come dei taxi. Si fanno portare e poi pagano la corsa. Qualche volta fanno fuori anche il tassista. Controllano tutto. Territorio, economia, politica. Con discrezione e, quando serve, con le maniere forti.
Se una volta ci si chiedeva quanti ministri e deputati erano in quota alla cosiddetta criminalità organizzata, oggi questa domanda non ha più senso. Non è più criminalità, ma una forma diversa di Stato. Può non piacere, ma è così. E non ha più bisogno di farsi rappresentare da nessuno.
La Lega parlava e comiziava e al Sud facevano i fatti. Bossi deve cambiare strategia. Istituire la 'ndragheta della Madunina. La Sacra Corona delle valli bergamasche. La Camorra di San Marco. Cosa Nostra Piemunteisa. Senza referendum. Senza dare troppo nell’occhio. Si faccia dare qualche consiglio in una delle cene di Arcore. In quattro-cinque anni anche il Nord sarà criminalizzato e libero.
Un Governo centrale di coordinamento sarà comunque necessario per evitare conflitti di interessi sanguinosi. Una Cupola Parlamentare degli Stati Mafiosi d’Italia. Dei ministeri ne terrei uno solo, quello della Giustizia insieme al suo attuale inquilino. Un ministero di garanzia.
Da Beppegrillo.it
Abbiamo da qualche tempo terminato il documetario...
un'esperienza meravigliosa...
e finalmente ritorno un pò sul mio meraviglioso blog....
"Nell'immediato secondo dopoguerra la riforma agraria sedò nel meridione le rivolte contadine. Vennero assegnate delle "Quote", appezzamenti di terreno a molti capofamiglia. I contadini furono accontentati, ma purtroppo, lo sviluppo non arrivò. Negli anni dl grande Boom edilizio nel meridione non si udì alcun botto, e la miccia venne spenta da una massiccia emigrazione verso il Nord. Negli anni '90 una nuova speranza. Super finanziamenti Europei avrebbero portato a Cutro grandi imprese e lavoro per tutti. Ma anche questa speranza si rivelò vana.
Nel 2010 è previsto l'arrivo di un contingente di 3.000 soldati e una maxicaserma per accoglierli. Questo porterebbe "un'altra ondata" di "lavoro per tutti".
Nel frattempo, in tutto il Sud, le buste-paga più alte vengono erogate dalle organizzazioni criminali. Che spesso dettano legge, e si fanno Stato".
Notte a tutti....... anzi buona domenica
E' parecchio tempo che non lascio un post... lo faccio oggi, giorno dei morti, dei defunti. Giorno di festa, che ad alcuni fa scattare un meccanismo di attivazione di ricordi, per altri è semplicemente un giorno come un altro. Credo di appartenere molto di più alla seconda categoria anche se un pò anche alla prima. Mi è venuto da pensare mio zio, seppellito chissà dove. Non esiste un posto dove andarlo a trovare. Forse giorno di festa perchè nella mente dei cari, i defunti riprendono per un paio d'ore miracolosamente vita. Si animano. E' un giorno di festa semplicemente per questo. E' il giorno in cui i defunti ti invatano in casa loro. Il cimitero da luogo di riposo e morte diventa luogo di vita e festa. Ed è forse pensando a mio zio accolto qualche anno fa tra le lugubri braccia della Lupara Bianca. Pensando a mio zio che non ha un luogo dove invitarti per festeggiare insieme a lui un giorno come tanti. In un giorno in cui sarebbe molto più semplice aiutarlo a rivivere. Confusamente mi sto perdendo: ma è pensando a lui che mi è venuta in mente una leggenda che voglio brevemente raccontare:
C'erano una volta tre mitici e misteriosi cavalieri spagnoli. I loro nomi erano Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Vissero a quanto pare tra il Trecento e il Quattrocento. Facevano parte di una nota associazione fondata a Toledo nel 1412, "La Garduna". Dalle loro terre portarono nel Mezzogiorno d'Italia alcuni metodi in uso a quella consorteria. Si narra che lavorarono sottoterra per 29 anni, tenendo all'oscuro chiunque, per redigere ed elaborare le regole sociali della nuova associazione che aspiravano a fondare. La sede prescelta fu l'isola di Favignana. Da lì, dopo un lavoro trentennale, decisero di dividere in tre l'associazione che, da quel momento, prese stabilmente ad abitare le principali regioni meridionali. Così si ebbe la Mafia per la Sicilia, la Camorra nel Napoletano e la 'Ndrangheta per la Calabria.
E' un'antica leggenda ovviamente tramandata a voce. Il racconto popolare è fatto non per essere letto, ma per essere detto. Non tutti possono udirlo, non a tutti è dato narrarlo e conoscerlo. Nè tantomeno si possono divulgare e lasciare tracce scritte sui riti, i gerghi, i culti , i codici e le formule di iniziazione. "Detto, tramandato a voce cosicchè chi lo tramanda possa scegliere il suo interlocutore, sappia a chi parlare e a chi trasmettere il messaggio. E la voce, accompagnata dalla gestualità e dalla complicità dei luoghi determina ritmo e suggestioni."
Così pensando a mio zio mi domandavo dove fossero nati questi riti e questi silenziosi gesti che hanno la funzione di parlare.