E' parecchio tempo che non lascio un post... lo faccio oggi, giorno dei morti, dei defunti. Giorno di festa, che ad alcuni fa scattare un meccanismo di attivazione di ricordi, per altri è semplicemente un giorno come un altro. Credo di appartenere molto di più alla seconda categoria anche se un pò anche alla prima. Mi è venuto da pensare mio zio, seppellito chissà dove. Non esiste un posto dove andarlo a trovare. Forse giorno di festa perchè nella mente dei cari, i defunti riprendono per un paio d'ore miracolosamente vita. Si animano. E' un giorno di festa semplicemente per questo. E' il giorno in cui i defunti ti invatano in casa loro. Il cimitero da luogo di riposo e morte diventa luogo di vita e festa. Ed è forse pensando a mio zio accolto qualche anno fa tra le lugubri braccia della Lupara Bianca. Pensando a mio zio che non ha un luogo dove invitarti per festeggiare insieme a lui un giorno come tanti. In un giorno in cui sarebbe molto più semplice aiutarlo a rivivere. Confusamente mi sto perdendo: ma è pensando a lui che mi è venuta in mente una leggenda che voglio brevemente raccontare:
C'erano una volta tre mitici e misteriosi cavalieri spagnoli. I loro nomi erano Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Vissero a quanto pare tra il Trecento e il Quattrocento. Facevano parte di una nota associazione fondata a Toledo nel 1412, "La Garduna". Dalle loro terre portarono nel Mezzogiorno d'Italia alcuni metodi in uso a quella consorteria. Si narra che lavorarono sottoterra per 29 anni, tenendo all'oscuro chiunque, per redigere ed elaborare le regole sociali della nuova associazione che aspiravano a fondare. La sede prescelta fu l'isola di Favignana. Da lì, dopo un lavoro trentennale, decisero di dividere in tre l'associazione che, da quel momento, prese stabilmente ad abitare le principali regioni meridionali. Così si ebbe la Mafia per la Sicilia, la Camorra nel Napoletano e la 'Ndrangheta per la Calabria.
E' un'antica leggenda ovviamente tramandata a voce. Il racconto popolare è fatto non per essere letto, ma per essere detto. Non tutti possono udirlo, non a tutti è dato narrarlo e conoscerlo. Nè tantomeno si possono divulgare e lasciare tracce scritte sui riti, i gerghi, i culti , i codici e le formule di iniziazione. "Detto, tramandato a voce cosicchè chi lo tramanda possa scegliere il suo interlocutore, sappia a chi parlare e a chi trasmettere il messaggio. E la voce, accompagnata dalla gestualità e dalla complicità dei luoghi determina ritmo e suggestioni."
Così pensando a mio zio mi domandavo dove fossero nati questi riti e questi silenziosi gesti che hanno la funzione di parlare.